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Incontro in Vaticano per la FSSI

Pensare che un quotidiano in uscita ininterrotta dal 1862, oggi prodotto in sei lingue ed una delle tre fonti ufficiali di divulgazione delle notizie sulla Santa Sede, parli di due atlete FSSI, lascia pensare. Specie se poi le campionesse di pallavolo Silvia Bennardo e Claudia Gennaro, il giorno prima dell’uscita del giornale in edicola, avevano potuto stringere la mano a Papa Francesco, donandogli anche una maglia della nazionale, davanti a quel turbinìo di dolcezza e comprensione, spiritualità e positività, c’è dell’eccezionale.

L’Osservatore romano, come anche Vatican news ed altre testate giornalistiche hanno voluto dare risalto al dialogo, che ha toccato il cuore dei presenti, ideato da Athletica Vaticana e resa possibile grazie al dicastero per la comunicazione e il dicastero per la cultura e l’educazione, dal titolo “Quando lo sport ti fa più nobile“.

Uno scambio di gesti e parole moderato da Chiara Porro, ambasciatore d’Australia presso la Santa Sede, e Barbara Jetta, direttore dei Musei Vaticani, con le nostre Silvia Bennardo e Claudia Gennaro, giocatrici della Nazionale italiana pallavolo sorde e rispettivamente vice campione olimpica e mondiale e campione europea. 

La testimonianza di Silvia e Claudia è stata straordinaria perché hanno saputo narrare con autenticità e bellezza empatica il tracciato di una parte della loro vita percorso tra sport, sordità e grandi risultati. 

Tra i presenti in platea, oltre al prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, che ha voluto leggere per l’occasione un messaggio di riflessione sul valore, la forza e determinazione di queste ragazze, anche una classe di un istituto scolastico di Roma, oltre che agli amici di Atlhetica Vaticana senza la quale questo evento non sarebbe stato possibile e che ci sentiamo di ringraziare.  

Quello che abbiamo potuto leggere negli occhi dei presenti è stata la speranza, la speranza che molto è possibile e molto si può fare, che lo sport fa bene in molti sensi e che tutti possono spronare l’altro nel praticalo, specie se di mezzo c’è l’inclusività.

Le ragazze tra gli applausi hanno avuto una capacità comunicativa perforante ed, oltre la timidezza, sono riuscite anche ad “evangelizzare” le necessità degli atleti sordi, al quale mancano ancora se non la determinazione ed un vero e proprio culto per la propria maglia, una reale uguaglianza con i normodotati: sulla carriera e sui riconoscimenti economici, per esempio, ma anche, paradossalmente, nell’essere equiparati agli atleti che possono partecipare alle paralimpiadi.

Ad ogni modo, Silvia e Claudia, come altri della FSSI, difficilmente dimenticheranno l’accoglienza di Francesco e la narrazione che ai Muesei Vaticani hanno fatto di se stesse e dei propri sogni che difficilmente , come tutti gli atleti sordi, potranno mai esautorare. 

Rogero Fiorentino

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