Snowboard, conosciamo meglio i nostri atleti azzurri

Erica Dugnani, 31 anni, è di Milano. I suoi genitori l’hanno messa sugli sci ad appena 3 anni, a Pila, ma poi quando ne aveva 7 la sua famiglia si è trasferita in Belgio: “Siamo rientrati dieci anni dopo e non mi ero resa conto di quanto mi fossero mancate le montagne – racconta Erica -. Io sono proprio nata per sciare: oltre allo sci e lo snow, pratico anche telemark e sci alpinismo”. Nel 2011 incontra il mondo della Fssi grazie al Dt Ortensio Olivo: “Ho saputo che cercavano atleti sordi, anche se all’inizio era solo un gioco per me, poi mi sono resa conto che andava presa seriamente”. E così nel 2012 Erica vola agli Europei in Finlandia. “Pratico le specialità di slalom, gigante e cross. Allo Slopestyle ho rinunciato dopo essermi infortunata nella precedente Olimpiade in Russia”. E’ stata due volte campionessa italiana di gigante, nel 2015 e 2019, anche se all’inizio sciare senza protesi l’aveva preoccupata: “Avevo paura di perdere l’equilibrio, invece così ti affidi di più alle sensazioni corporee, specie nei salti”. Ha un legame molto forte col suo allenatore, Angelo Pedrolini: “Una persona splendida che ci allena da cinque anni”. Si descrive come “una persona positiva e sensibile, sempre alla ricerca di nuove esperienze”. Nella vita lavora in ufficio alla Bocconi di Milano.

Alessio Cappelletti, 34 anni, viene da un paese in provincia di Novara, Galliate, anche se oggi vive a Milano, dove fa l’operaio con il ruolo di capo-reparto. Ha iniziato a sciare che era piccolissimo, in Trentino. A 13 anni lascia gli sci per la tavola e si dà allo snowboard. “Ho incontrato la Fssi tramite un amico nel 2004 – ricorda Alessio -. Prima non conoscevo il movimento sportivo dei sordi. Sciare è la mia grande passione, una sfida con me stesso, uno sport che mi affascina, sia praticato da solo che in gruppo, come in questo caso, dove la condivisione fra noi azzurri è molto forte”. Questa è la sua seconda Olimpiade dopo i Giochi del 2015 in Russia: “Ero stato convocato anche nel 2011 in Slovacchia, ma poi saltarono. Ecco perché sono fiero che l’Italia sia riuscito ad organizzare queste in Valtellina e Valchiavenna”. Grande sportivo, pratica anche downhill con la mountain-bike e wake-board. Il cross è la sua specialità preferita nello snowboard: “E’ quella la mia gara” ammette.

Martina Osti, 21 anni appena compiuti, viene da Andalo, dove la sua famiglia gestisce un albergo, il Nordik. A 3 anni era già sugli sci, a 6 aveva già scelto la tavola: “Trovo lo sci un po’ più perfettino, mentre io amo l’avventura e trovo lo snowboard più avventuroso – spiega -. Vidi una ragazza che sciava sulla tavola, mi innamorai subito e decisi di provare: oggi lei è diventata la mia allenatrice, si chiama Silvia Bresciani”. In realtà Martina era forte anche nel nuoto: è stata campionessa regionale fra gli udenti sia nello stile libero che nel delfino quando aveva 14 anni. Ma poi a 17 ha subìto un grave infortunio sugli sci che l’ha tenuta ferma due mesi: “Ho lasciato il nuoto ma ho ripreso la tavola. A volte mi fa male ancora la schiena ma non ho paura”. La Fssi l’ha scoperta solo pochi mesi prima di queste Olimpiadi, lanciandola a livello internazionale: “Il Dt Olivo ha contattato mia mamma e poi me. Mi sono ritrovata così catapultata a questi livelli senza mai aver disputato prima una gara ufficiale in vita mia. Mi sono allenata forte da giugno in poi, ogni week-end andavo sullo Stelvio. Ho disputato solo slalom e gigante perché per il cross ancora non sono pronta”.

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